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Attrezzatura per
cavalcare i 4.000

Intervista a Gabriel Perenzoni

A cura di Andrea
Foto: Gabriel Perenzoni

Tutti e 82 i 4000 delle Alpi in soli 80 giorni. Sicuramente l’avventura della vita che ha richiesto grande preparazione, organizzazione e velocità. “Fast & Light è il mantra dominante. Ma ti chiediamo, in base alla tua esperienza, non si sta sacrificando troppo il “safe”. La sicurezza è ancora garantita dai nuovi materiali superleggeri o è qualcosa a cui bisogna ovviare con l’esperienza?”

La scelta dell’equipaggiamento e dell’abbigliamento per affrontare progetti e avventure di questo genere devono essere ben ponderati. Bisogna trovare il giusto compromesso che riesca a soddisfare le esigenze di leggerezza e la necessità di tecnicità e sicurezza per affrontare giornate di alpinismo difficile. Per fortuna oggigiorno le aziende produttrici di attrezzature e abbigliamento tecnico per la montagna sono riuscite a soddisfare questi requisiti.

Per AltaVia 4000 avevamo bisogno di materiali che ci garantissero la massima affidabilità possibile e che fossero funzionali e versatili durante tutti i vari tipi di ascensioni che avevamo pianificato per il nostro viaggio.

Dopodiché solo esperienza e capacità di adattamento permettono di sfruttare al meglio alcuni tipi di attrezzature anche in situazioni e ambienti ove normalmente non ne sarebbe consigliato l’utilizzo.

In 82 cime e in 80 giorni le variabili sono molteplici e la scelta non può solo essere mirata al “leggero”. Come professionisti della montagna la parola d’ordine è: “sicurezza, prima di tutto”.

Non c’è il rischio che nell’alpinismo moderno la tecnicità dei materiali e la fiducia in essi vada a discapito dell’istinto e dell’esperienza personale? Per voi quanto contano queste componenti?

Sicuramente i materiali che oggi ci sono a disposizione degli alpinisti permettono migliori performance e “facilitano” l’attività in montagna.

L’alpinismo però non può essere improvvisato, soprattutto in un ambiente difficile come quello dell’alta montagna, e l’attrezzatura non può sopperire alle lacune tecniche personali e alla mancanza di esperienza.

Secondo il mio parere l’alpinista è ancora il protagonista del proprio alpinismo. Conoscenze tecniche ed esperienza hanno un ruolo fondamentale per affrontare la montagna in sicurezza. Il materiale e l’abbigliamento adeguato sono conseguenza di questa cultura della montagna.

C’è questo vecchio adagio nel mondo dell’alpinismo del “metti nello zaino, non si sa mai”. Quale è per te il materiale più importante, quello che troverà sempre posto nel tuo zaino?

Sicuramente il piumino, quello in stile classico con l’imbottitura in piuma…

Ovviamente mi dispiace per le oche ma secondo la mia opinione alcuni tessuti artificiali, pur con tutte le innovazioni, non raggiungono quel livello di termicità e comodità tipico della piuma. 

Si tratta inoltre di un capo molto leggero da trasportare nello zaino ed estremamente comprimibile, caratteristiche queste fondamentali per l’equipaggiamento di un alpinista.

Come abbiamo avuto modo di sperimentare sulla nostra pelle in questi 80 giorni non si può sapere quanto repentinamente possono cambiare le condizioni meteo in montagna e avere un indumento caldo è fondamentale. Il piumino salva la vita e rende i momenti difficili più facili, consente di ragionare e avere la mente lucida.

In un’avventura come quella di “Altavia 4000” bisogna ingegnarsi per affrontare al meglio la montagna e le sue imprevedibilità. Ritieni un pregio che l’attrezzatura moderna a volte sia diventata troppo specifica e poco trasversale?

Io e Nicola abbiamo affrontato la montagna davvero in tutte le sue condizioni durante il viaggio AltaVia4000 e il meteo non è sempre stato dalla nostra parte.

Certo ci sono stati alcuni imprevisti ma siamo riusciti ad adattare l’attrezzatura fornita alle varie condizioni che ci si sono presentate, tenendo comunque presente che gli sponsor (Scarpa ,Camp-Cassin e Rock Experience) ci hanno fornito tutto il materiale per affrontare le varie situazioni che potevamo trovare.

Sulla Cresta di Bruillard avevamo una piccozza tecnica e una leggera e per scalare sui tiri di ghiaccio verticale del Picco Luigi Amedeo abbiamo dovuto ingegnarci… perforando prima il ghiaccio con la picca ultralight mentre rimanevamo appesi sull’altra.
Abbiamo sopperito alla mancanza di dadi o friend piccoli incastrando nelle fessure dei cordini annodati.

Un consiglio che mi sento di dare è non sovradimensionare la tecnicità dei materiali all’attività che si andrà ad affrontare perché a volte attrezzature troppo tecniche o specifiche non sono adatte o versatili su terreni classici.

Esempio, una piccozza da cascata non va bene per affrontare una cresta di neve classica come quella dei Lyskamm.

Uno scarpone 4 ganci da freeride non è abbastanza agile e leggero per fare ascensioni sui 4000 dove bisogna salire anche delle creste di roccia.

Resta comunque da dire che il valore aggiunto di un alpinista è conoscere bene la propria attrezzatura, pregi e difetti, e saperla sfruttare appieno.

La vostra traversata si è svolta anche in condizioni di meteo avverso. Recentemente abbiamo assistito anche a tragici fatti di cronaca, con persone assiderate su facili plateau glaciali. Quali sono i capi da abbigliamento e l’attrezzatura irrinunciabile per ridurre questi rischi?

Purtroppo siamo stati informati di alcuni fatali incidenti occorsi sui 4000 delle Alpi anche quest’estate.

Alcune montagne possono trarre in inganno a causa di itinerari non troppo impegnativi e per la notevole frequentazione che trasmette una sensazione di falsa sicurezza.

In quota il meteo cambia molto rapidamente, con la possibilità di incappare in situazioni molto critiche determinate da freddo intenso, visibilità zero, vento forte e precipitazioni nevose.

La programmazione della gita deve essere il punto fondamentale nelle nostre escursioni.

La lettura dei bollettini meteo, la scelta e la conoscenza dell’itinerario, il rispetto dei tempi di percorrenza e la costante valutazione e condivisione di informazioni con i compagni di avventura sono regole fondamentali che vanno sempre rispettate.

Dopodiché il materiale scelto per affrontare la gita deve essere tarato anche per affrontare situazioni inaspettate.

Per muoversi in ambienti di alta montagna è fondamentale avere sempre nello zaino un ottimo capo caldo che permetta di sopravvivere ad un bivacco improvvisato, un guscio resistente al vento (giacca e pantalone) e un GPS cartografico che ci consenta di capire con scarsa visibilità la nostra posizione sul ghiacciaio e di poter arrivare al rifugio/bivacco più vicino.

Quanto conta la corretta programmazione e gestione dell’alimentazione in un’avventura del genere? Come l’avete gestita?

Bere ed alimentarsi in alta montagna non è sempre facile, ma è fondamentale.

L’idratazione è molto importante, soprattutto in quota dove vento e respiro accelerato aumentano la probabilità di disidratarsi.

Nello zaino avevamo sempre 1 litro di acqua calda oppure di the (più piacevole da bere) e quando avevamo con noi il fornelletto riuscivamo a sciogliere la neve per bere ulteriormente. Arricchivamo l’acqua di scioglimento con sali minerali oppure con del brodo, un vero toccasana.

Per quanto riguarda l’alimentazione, la nostra dieta non era delle migliori… ma integravamo i nostri piatti di pasta o i pasti liofilizzati, assumendo aminoacidi, necessari per non intaccare i nostri muscoli durante le lunghe giornate di attività.

Ogni alpinista segue una vocazione nella scelta del materiale: per alcuni è la continua innovazione, per altri il contenimento del peso, per altri ancora la scelta cromatica; quali caratteristiche deve avere il materiale nel tuo zaino?

Un mix tra le caratteristiche elencate, in particolare la leggerezza è un gran punto a favore, ho un’età in cui apprezzo queste cose.

Certo, la leggerezza non deve compromettere l’efficacia tecnica dell’attrezzatura. E comunque anche l’occhio vuole la sua parte. Se non siete bravi siate almeno belli da vedere (ndr. ride).

E ora un ultimo consiglio basandoti sulla tua esperienza di “Altavia 4000”: cosa non deve mai mancare nello zaino di un bravo alpinista?

Un guscio impermeabile e resistente al vento, un piumino caldo e un kit di pronto soccorso con un piccolo sacco bivacco, qualcosa da bere e del cibo energetico.

Non so se si possono mettere nello zaino ma sicuramente non devono mai mancare tanta passione e testa nell’avventura che si sta vivendo.

Attrezzatura utilizzata per portare a compimento l’impresa “Altavia 4000”:

C.A.M.P. – Cassin

Casco Storm, Imbrago Alp Mountain, Ramponi Ascent e Alpinist Pro, Piccozza X Light e Corsa Alpine.

K2 Skis: Wayback 80.

Rock Experience

Piumino Cold Elements, Guscio Giga 3l, Maglie Copperhead Fz Fleece, Arsia Hybrid Man Jkt.

Scarpa:

Ribelle Tech HD 2.0, Scarpone Scialpinismo F1, Spin Ultra.

Racerstore

Shot Detox Setria (Glutatione), Shot Mct Pure, Amino Pool Life.

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Per scoprire di più sull’impresa di Gabriel visitate il blog completo di Altavia4000

Andrea e Gabriel in un'uscita insieme

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